Uno strano incendio. È il momento di reagire

striscione anti sfrattoIn questa fase politico-economica si nota una ripresa di antagonismo delle masse, magari ancora incerte, che si esprimono ancora con il voto, ma il malessere sociale le spinge ad essere antagoniste.

Proprio in questa fase il partito attualmente al governo ha deciso di attaccarle frontalmente e, in Emilia Romagna, se la prende con i residenti delle case popolari. L’assessore regionale Elisabetta Gualmini ha dichiarato che la casa popolare non puo’ essere assegnata “a vita” e ha ritoccato il tetto ISEE massimo e minimo che ne condiziona l’utilizzo, ASSOTTIGLIANDO LA SOGLIA DI REDDITO PER CHI HA DIRITTO ALLA CASA POPOLARE. Tuttavia -aggiungiamo noi- lo stato di disagio sociale puo’ al contrario essere “a vita”. PARALLELAMENTE, LA STESSA GUALMINI HA SDOGANATO COME “SOLUZIONE” ALL’EMERGENZA LA PRECARIETA’ DEL TETTO E IL TURN OVER ALL’INTERNO DELL’EDILIZIA PUBBLICA, GIA’ A PIENO REGIME NELLE PERIFERIE BOLOGNESI.

Per non essere da meno, l’assessore del comune di Bologna Virginia Gieri,  in riferimento al progetto “Rigenera”, rilasciava un intervista in cui diceva esplicitamente che avrebbero abbattuto e ricostruito il sito di via Gandusio, dando un’altra sistemazione agli inquilini “a norma”, mentre gli occupanti sarebbero stati semplicemente cacciati. La signora GIeri si dimentica che gli “occupanti senza titolo” sono inquilini destinati a quegli appartamenti con un contratto a tempo per Emergenza Abitativa. Una volta scaduto il contratto, questi inquilini diventano occupanti, permanendo lo stato di necessità, e si vedono poi ingiungere da ACER indennità stratosferiche previste da un fantomatico “contratto da occupante abusivo”. Infatti, il periodo – che va da 6 mesi a 36 – di permanenza nell’alloggio è del tutto insufficiente a trovare una sistemazione alternativa. Esistono poi casi, anche numerosi, di inquilini che trovandosi senza un tetto occupino gli sfitti, abbandonati a marcire da anni, e li riqualifichino a proprie spese. ACER ha inoltre l’abitudine di murare gli appartamenti una volta sgomberati dalle occupazioni, e di spaccare i sanitari in modo da renderli non più agibili: una pratica denunciata dall’associazione sindacale Pugno Chiuso, che difende gli inquilini di via Gandusio.

In loco opera infatti ormai da 3 anni un combattivo comitato inquilini, evolutosi poi nell’associazione sindacale, che ha documentato quanto accade nell’edilizia popolare in questione e recentemente ha risposto per le rime all’assessore, convocando una conferenza stampa per il giorno 13 dicembre.

Domenica 11 dicembre scoppiava un piccolo incendio, probabilmente doloso, nel piano immediatamente sottostante all’abitazione del presidente dell’associazione Pugno Chiuso.

Martedì 13  la conferenza stampa si e’ svolta in concomitanza con un’assemblea di inquilini molto partecipata e combattiva.

Giovedì 15 alle ore 18, sul pianerottolo del presidente dell’associazione scoppiava un altro incendio, molto più violento del precedente, anche questo probabilmente doloso.

Questi sono i fatti e noi ai fatti ci atteniamo, ma non possiamo non notare che questi due incendi hanno fatto veramente un gran favore a chi da tempo si pone l’obbiettivo di scardinare il movimento per la casa bolognese.

Gli incidenti offrono l’occasione per dichiarare il sito inagibile o pericoloso, infatti il Resto del Carlino titola la notizia “incendio nel palazzo di via Gandusio dove abitavano gli anarchici”,  facendo intendere una correlazione tra gli insurrezionalisti e gli inquilini in riferimento a due inquilini che peraltro non abitano più lì da mesi, a quanto riferito dai militanti dell’associazione. 

Il giornale prosegue segnalando lo stato di occupazione abusiva, facendo ovviamente intendere una correlazione tra gli insurrezionalisti e gli inquilini. Niente di più falso.

Da questo PD non ci si poteva aspettare niente di meglio, gli sfratti a Bologna sono migliaia,  nell’edilizia popolare e in quella privata, e l’attacco alla casa di Gualmini e Gieri è solo l’ultimo di una lunga serie tese a ridurre le tutele per le classi meno abbienti.

L’edilizia popolare e’ patrimonio dei lavoratori, che le hanno pagate con la famigerata tassa ad hoc, la GESCAL, prima, con le ulteriori tassazioni gravanti sulle buste paga poi.

Per ricordare alle due signore del PD questi semplice concetto invitiamo alla partecipazione in massa alla manifestazione indetta da Asia-USB il 20 dicembre alle 15,30 sotto il palazzo della regione.

Il Partito della Rifondazione Comunista di Bologna sostiene Asia e Pugno Chiuso nella lotta per il diritto alla casa contro l’amministrazione che scarica la crisi su quei cittadini che gia’ la subiscono in misura maggiore.

 

Rifondazione Comunista Bologna
dipartimento casa

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