Medioevo nuovo Millennio – di Olivia Del Bravo

caporalatoZakaria Ben Hassine (Polignano). Mohamed Abdullah (Nardò). Maria Lemma di Massafra (Ginosa). 5000 schiave segregate e vittime di violenze (Ragusa).George Barbieru (Belfiore). Arcangelo De Marco (Andria/Metaponto). Vasile Tusa (Crotone). Ioan Puscasu (Carmagnola). Stefan Cincu (prov. Ragusa). Sare Mamadou (Lucera). Paola Clemente (Andria).

Li chiamano “Vittime del Caporalato”.

 Pochi nomi comparsi sui giornali nell’estate 2015 a seguito delle indagini sulla morte di Paola. Poi più nulla.

Sono i caporali a mediare, a punire, ad organizzare il trasporto di Paola e delle braccianti che lavoravano con lei e non solo. Sono i caporali a controllare fisicamente gli schiavi, costretti a giornate intere nelle campagne per due soldi. E’ facile vedere in loro gli unici colpevoli, è facile mettere loro in galera.

Stiamo parlando di un sistema colluso con la mafia, un sistema che frutta miliardi e che fa evidentemente comodo a qualcuno, altrimenti non si spiega perché il problema non venga risolto alla radice, ma si tenda ad eliminare dei tasselli che risultano indifferenti di fronte al quadro generale.

Vi parlo di Paola perché è il caso che ha fatto più scalpore. Vi parlo di lei perché la sua storia in fondo rappresenta lo stampino con cui si possono leggere tutte le altre.

Immagina la sveglia che suona, puntuale alle due del mattino. Immagina di svegliarti, vestirti in fretta e furia per essere caricat* su un furgone, con te altra gente distrutta, altri schiavi senza speranza. Alle 5,30 siete arrivati a destinazione. Davanti a voi distese di campi, un’intera giornata di lavoro sfiancate sotto un sole impietoso e punizioni, violenze.

Paola guadagnava 2 euro l’ora per una media di 12 ore di lavoro. Il suo corpo non ha retto ed è morta per cosa? Per chi?

Nel febbraio 2017 sono state arrestate sei persone per la sua morte, tutte legate al caporalato: Ciro Grassi, il titolare dell’azienda di trasporti tarantina che portava in pullman le braccianti fino ad Andria; Pietro Belli, direttore dell’agenzia Inforgroup di Noicattaro, per la quale Paola lavorava; Giampietro Marinaro Oronzo Catacchio, ragionieri; Maria Lucia Marinaro, moglie di Ciro Grassi e Giovanna, sorella di lei e capo-squadra nei campi (ai domiciliari). Ma io mi domando: di chi era la terra per la quale Paola è morta? Chi sono questi latifondisti moderni che usano i caporali come guardiani ed esseri umani liberi come schiavi? Davvero non sanno cosa accade sulla loro terra? Forse che i primi criminali, i primi assassini, siano loro?

Metti in galera sei caporali per qualche anno, altri venti prenderanno il loro posto. Metti in galera i latifondisti e dai le loro terre a qualcuno che possa davvero farne buon uso, e non ci sarà più nessuno ad aver bisogno di schiavi e caporali. E’ semplice, lineare, eppure quelle terre continuano ad essere latifondi e per ogni schiavo morto o caporale in galera altri sono pronti a prendere il loro posto.

Viviamo in un mondo in cui i diritti si inchinano davanti al denaro e la storia sembra andare a ritroso senza che nessuno se ne accorga.

Esiste un regime feudale in Italia nel 2017 e nessuno si ribella. Il potere preferisce curare i sintomi senza preoccuparsi della malattia perché, forse, quella malattia è il potere stesso.

Cosa deve succedere ancora perché ci si renda conto che stiamo tornando sudditi, e non più cittadini? Cosa devono toglierci, se non la libertà, per spingerci a lottare?

Olivia Del Bravo
segretaria circolo PRC Unibo “Mario Rovinetti”

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Un commento

  1. Giovanna zambotti

    Cosa posso fare io nel mio piccolo per lottare contro queste ingiustizie????

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