Mattarella è coerente: l’unica sovranità consentita è quella europea

Bologna, 28 maggio 2018

Il 27 maggio 2018 verrà ricordato nei libri di storia, possiamo starne certi. Nonostante l’Italia sia un paese a sovranità limitata da tempo, la giornata di ieri, per la sua chiarezza e spudoratezza, segna un’importante spartiacque. Non fosse ancora del tutto chiaro, c’è solo una sovranità consentita possibile, quella europea.

Il discorso del Presidente della Repubblica quindi non poteva avere riferimenti più chiari di così:

L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali.
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito.

Mattarella si guarda bene dal citare la volontà popolare emersa dalle elezioni, non sottolinea minimamente il pericolo che avrebbe comportato un Ministero degli Interni a guida Salvini, il problema per l’establishment europeista non è il pericolo di razzismo o l’indecente “flat tax”, ma la tenuta dell’Euro.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.
La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Si torna sempre qua, anche un timido e contraddittorio personaggio come Savona (sicuramente non più contraddittorio ed indigeribile di un Salvini agli Interni) può scatenare la paura isterica dei poteri forti europei. È bene sottolinearlo: a Mattarella tutta la lista dei ministri (compreso Salvini) andava bene.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.

Se sullo sfondo di tutto questo la stampa tedesca ha dato il “meglio” di se sulle prime pagine, che tra un “Mamma Mia“, “italiani scrocconi, evasori” ed altri stereotipi razzisti anti-italiani (“il paese del proverbiale dolce far niente” cit), scatena i suoi verdetti arroganti, sui social infuria il dibattito sulla legittimità o meno del veto di Mattarella che, a mio avviso, è facilmente risolvibile: che gli atti delle ultime ore siano dentro o meno il dettato Costituzionale poco importa, quelle che emergono con chiarezza sono le motivazioni portate da Mattarella, quelle sì al di fuori del dettato Costituzionale in cui la linea politica è ad esclusivo appannaggio delle forze politiche incaricate di formare un governo.

Negli ultimi anni in molti abbiamo sostenuto con forza (beccandoci insulti e “fatwe” di ogni tipo, degne di un qualsiasi inquisitore del sedicesimo secolo) che uno dei problemi (non l’unico, ma sicuramente chiave) fosse l’appartenenza del nostro paese all’area dell’Euro e all’Unione Europea. Abbiamo sostenuto che la Costituzione, il suo spirito, i suoi valori, fossero in contraddizione rispetto all’impianto politico e giuridico dell’Unione europea. Abbiamo sostenuto tutto questo da comunisti, Costituzione alla mano.

Negli anni abbiamo avuto diverse conferme rispetto ai nostri timori e alle nostre analisi, con il corollario di insulti da parte dei soliti noti: il tradimento del risultato (sottolineo, del “risultato”) referendario da parte del governo progressista di Syriza, l’isteria nei confronti della Brexit, la minaccia di “terrore/morte/distruzione” se il Referendum Costituzionale avesse bocciato l’immonda riforma renziana. L’elenco potrebbe continuare, ma si ritorna sempre qui: l’UE è un punto di non ritorno, è un dogma di fede, è un atto di fede, non c’è ragione che tenga. Chiunque, anche timidamente ed in modo contraddittorio, cerchi di criticare il sistema UE/Euro viene silenziato e denigrato a tv unificate.

In questo quadro non si può non prendere posizione, il precedente politico creato dal Capo dello Stato non può più lasciarci nel vicolo cieco in cui la sinistra ex radicale si è andata ad infilare. Vanno operate delle scelte politiche, non è più possibile e ragionevole nascondere la critica all’Europa di Maastricht e dell’Euro sotto il tappeto.

Non si tratta di difendere o di aver simpatia per un governo “giallo verde”, per un Savona qualsiasi, il punto è che un domani un trattamento simile lo potrebbe subire una qualsiasi forza progressista, anche di lontanissima ispirazione socialista, che iniziasse, anche timidamente, a mettere in discussione il sistema UE/Euro.

Nemmeno troppo paradossalmente, la contraddizione aperta da Mattarella ha il lato positivo della chiarezza, a cui si deve rispondere con altrettanta chiarezza. Si tratta quindi di far politica nel tema, avanzare una proposta chiara che batta sul ferro caldo della contraddizione, iniziando ad essere indisponibili da comunisti ad accettare melasse politiche che non affrontino a viso aperto e di petto il problema della nostra appartenenza all’Unione Europea e all’Euro. Non è rimandabile una scelta di campo che metta come priorità l’indipendenza del nostro paese e la conseguente attuazione completa della nostra Costituzione.

Dobbiamo fare un salto di qualità politico ed analitico che ci faccia uscire dalla perenne discussione autoreferenziale sulle forme organizzative della politica (“unità della sinistra”, “stiamo con Varoufakis”, “stiamo con Melenchon”, “stiamo con De Magistris”), dobbiamo finalmente realizzare che un programma di transizione non sarà mai possibile e realizzabile se non interno largamente al senso comune, alla discussione quotidiana di una qualsiasi famiglia delle classe lavoratrice, viceversa continuiamo nell’autismo auto-narrativo che contraddistingue le parole d’ordine della sinistra ex radicale di questi anni. Non meno importante, abbiamo il dovere di essere onesti: all’interno di questo sistema UE non è possibile alcun avanzamento progressista sui diritti sociali, vedi Grecia.

Se in questo campo (l’UE) non è possibile nessun avanzamento dei diritti sociali, sempre sotto attacco con le minacce dei mercati, della BCE e della commissione europea, la logica conseguenza è la rottura unilaterale dell’Unione.

L’atto di Mattarella rafforzerà inevitabilmente Salvini, chiunque può capirlo. Lasciare la difesa della sovranità Costituzionale, che ha carattere nazionale e popolare, alla Lega e ai 5 Stelle porterà ulteriori guai. L’occasione che ci si presenta è potenzialmente positiva.

Concludo sottolineando nuovamente che l’operazione di Mattarella non rappresenta un fulmine a ciel sereno, è l’atto spudorato di chi concepisce un unico sovranismo, quello europeo.

Faremmo bene ad essere i primi, da sinistra, a chiedere l’impeachment per il Capo dello Stato.

Simone Gimona

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