F35 – IL VOLTAFACCIA DEL GOVERNO CONTE

“Non compreremo altri F35 stiamo valutando se mantenere o tagliare i contratti in essere”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha risposto a una domanda sui costi dei cacciabombardieri durante un’intervista a Omnibus su La7.

“Se decidessimo di tagliare – ha proseguito – ci sarebbero delle forti penali da pagare. Bisogna anche considerare che intorno agli F35 c’è un indotto di natura tecnologica, ci sono progetti di ricerca e un problema occupazionale. Quindi ribadisco che bisogna valutare bene quanto ci costa tagliare e quanto ci costa invece mantenere”..

Peccato, però, che non sia così infatti non ci sono penali da pagare per quanto riguarda lo stop all’acquisto degli F-35. La relazione della Corte dei Conti dello scorso anno evidenziava che la partecipazione nazionale al programma non è soggetta a penali contrattuali e denunciava soltanto che lo spreco è in fase molto avanzata. Quindi o ha sbagliato la Corte dei Conti o la ministra della Difesa Trenta sta cercando giustificazioni per proseguire il piano.

Anche la motivazione della tutela dell’occupazione è una giravolta rispetto a quanto diceva il Movimento 5 Stelle appena un anno fa. Un suo illustre esponente, Alessandro di Battista, scriveva l’8 agosto 2017 che “i posti di lavoro creati da questo programma sono pochissimi”.

E in effetti aveva ragione….. a suo tempo!

I giudici contabili, parlando del rendiconto dello Stato, sottolineano che “la stima dei ritorni occupazionali generati da parte dell’Industria con tale progetto, inizialmente pari a 6.400 posti di lavoro, è ritenuta realisticamente realizzabile in 3.586 unità.

Questa storia è costellata da polemiche contro armi da guerra considerate costose, inutili e incompatibili con il modello costituzionale di difesa.

Dieci anni dopo l’inizio di questa avventura, nel 2012 il Pentagono ha ridotto la commessa dagli iniziali 131 velivoli a 90. Nell’estate del 2013, il parlamento ha vincolato il governo a bloccare gli acquisti. L’anno successivo, nel settembre 2014, la Camera approvò quattro mozioni che autorizzavano la prosecuzione dell’investimento, ma chiedevano al governo di riesaminare l’intero programma al fine di chiarire gli aspetti critici e soprattutto i costi. Il budget complessivo fu in seguito ridotto poco sotto i 10 miliardi di euro. Questa riduzione, causata dal taglio delle commesse, e dal rallentamento degli acquisti fino al 2021, ha portato a un risparmio temporaneo di 1,2 miliardi di euro. Fondi che dovrebbero essere recuperati in seguito. La decisione, sottolinea la Corte dei Conti, è stata presa per evitare «effetti traumatici» sull’economia.

Ad oggi sono stati investiti 4,1 miliardi di euro: 3,5 investiti fino al 2016 a cui si aggiungono 600 milioni previsti nel 2017. Dal 2001 il costo medio per velivolo è passato da 69 milioni di dollari a 130,6 milioni, un dato in calo rispetto a una valutazione del 2012, quando ogni aereo costava 137 milioni. Alla lunga la crescita di questi costi potrebbe comunque incidere sul budget già stanziato, e successivamente ridotto. Si parla di cifre che potrebbero raggiungere anche i 194 milioni di dollari ad aereo. Prospettive che non piacciono nemmeno al presidente americano Trump. A dicembre scorso, poco dopo l’elezione alla Casa Bianca, il tycoon «sparò» un tweet in cui prometteva di ridurre i costi del programma raddoppiati a 400 miliardi dal 2001 per 2400 aerei. Chi, di sicuro, ci guadagnerà è l’azienda costruttrice: la Lockheed Martin che negli ultimi tempi ha visto triplicare il proprio valore a Wall Street, meno Leonardo – l’azienda italiana che ha sottoscritto contratti per 2 miliardi.

La verità è che alla Corte dei Conti manca il coraggio necessario per definire gli F 35 un progetto dannoso per il paese e per le casse dello stato. I miliardi in ballo potrebbero essere usati, ad esempio, per ridurre le tasse.

Se propri vogliamo dirla tutta, all’Italia servirebbe più una flotta di Canadair contro gli incendi che una pattuglia di caccia.

I grillini che una volta erano contro questo progetto, ora che sono al governo tacciono e continuano a perorarne la causa nella persona del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Ma questo non doveva essere il governo del cambiamento?

Alessandro Latella

Responsabile Organizzazione e Tesseramento PRC Bologna

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